9 ottobre 2021

Pogacar, il signore in giallo

Il signore in giallo si racconta. Ad accoglierlo, sul palco del Festival, un lungo e scrosciante applauso, di quelli che si riserva ai grandissimi. Tadej Pogacar a 23 anni ha già vinto due Tour de France. Il primo, nel 2020, con una rimonta finale. Quello di quest’anno, dominato con costanza. Al Festival dello Sport di Trento, fresco del successo al Giro di Lombardia, ha raccontato molto del suo privato. Ama sia i grandi giri che le classiche. I suoi tifosi italiani sperano di vederlo presto anche signore in Rosa: «Il Giro d’Italia? Per me, sloveno, è una corsa vicino a casa. Mi piace. Prima o poi sarò sulla linea di partenza, anche se le sue date sono molto vicine a quelle del Tour» ha detto l’ex Piccolo principe diventato Le Roi.

Un 2021 che lo accomuna a Coppi e Merckx, i grandissimi della storia del ciclismo. Pogacar ha messo insieme, quest’anno, il trionfo al Tour e la vittoria di due classiche come la Liegi-Bastogne-Liegi e il Lombardia. Classe 1998, l’ultimo anno in cui si vide una doppietta Giro-Tour con l’indimenticato Marco Pantani. Tadej può emulare le gesta del Pirata: «Appena ho iniziato a correre in Italia ho capito quanto voi italiani lo amate. È stato un grande uomo e un grande atleta». Tanto privato nel Pogacar in versione Festival. Brevi videomessaggi di mamma e fidanzata lo hanno fatto conoscere meglio al pubblico. «È umile e divertente. Sa dire le cose giuste al momento giusto» ha dichiarato la fidanzata Urska Zigart, ciclista e sua promessa sposa. Gli occhi di Tadej si illuminano quando parla di lei: «Ci siamo conosciuti a un training camp. È stato un colpo di fulmine. Per un anno e mezzo siamo stati amici speciali. Ora quando parto per una gara sento subito nostalgia di lei.

Sono più nervoso quando seguo le sue gare che quando faccio le mie». Dell’Italia ama soprattutto il cibo (pasta, prosciutto, mozzarella e – dulcis in fundo – la crostata) e come solo i grandi sanno fare, ha confessato anche le sue debolezze: «Non è vero che mi diverto sempre. Quando corro e piove o fa freddo mi chiedo “Ma chi me l’ha fatto fare?”». Pogacar sa di esser diverso da Evenepoel («lui è più potente nelle gare da un giorno») ma sa anche di essere un osso duro che non molla mai; è fieramente orgoglioso di essere sloveno. Piccolo Paese, la Slovenia, che ha dato al recente ciclismo lui e Roglic, allo sci Tina Maze, al basket Doncic. «Se c’è una gara in cui posso rappresentare la mia nazione, accetto sempre». Le Roi Pogacar, un giovane signore in giallo che fa apparire semplici anche le cose difficili. Che non crede di arrivare ai 36 anni di Nibali o ai 41 di Valverde ancora in sella e che, sceso dal sellino, si vede comunque nel ciclismo, magari a fare da mentore ai giovani.


di Daniele Benfanti