8 ottobre 2021

Giuseppe Marotta, un top player dietro la scrivania

Un dirigente sportivo di altissimo livello. Dovunque è andato ha lasciato il segno, le sue vincenti operazioni di mercato non si contano nemmeno più. Giuseppe Marotta attualmente è l’amministratore delegato dell’Inter campione d’Italia, prima dell’esperienza in nerazzurro per otto anni ha ricoperto il ruolo di direttore generale e poi di a.d. in casa Juventus contribuendo alla conquista di sette tricolori consecutivi da parte del club bianconero. Il tutto senza dimenticare il salto di qualità che con il suo operato ha fatto la Sampdoria tra il 2002 e il 2010. Una vera e propria icona del calcio nazionale, ma non solo, ha parlato del presente e del futuro del club meneghino davanti alla platea del Teatro Sociale

Eliminazione dalla scorsa Champions League e pochi mesi dopo lo scudetto, questo è stato il primo argomento affrontato da Marotta: “Uscire dalla coppa più importante non è stato affatto semplice, però ci siamo subito concentrati sul campionato senza fare troppi drammi. I risultati, credo, si siano visti e la felicità dei nostri tifosi ci ha ripagato al massimo, vederli gioire in migliaia in Piazza Duomo è stato impagabile”. Non è bastato però chiudere al primo posto per trascorrere un’estate tranquilla: “L’addio di Antonio Conte è stato improvviso e nessuno se lo aspettava, è stato un vero e proprio condottiero e non potevamo che rispettare la sua scelta. Insieme a Piero Ausilio stiamo stati bravi e tempestivi a scegliere Simone Inzaghi che era ad un passo dal firmare il rinnovo con la Lazio, volevamo qualcuno che seguisse la strada tracciata dallo stesso Conte e sono convinto che abbiamo fatto la scelta giusta”. Dopo il tecnico è arrivato il momento del malore di Christian Ericksen durante gli Europei: “Uno shock tremendo, davanti alla televisione non riuscivo a capacitarmi di quanto fosse successo - ha commentato l’amministratore delegato.

La cosa più importante è che ora il ragazzo sta bene e può condurre una vita senza alcun problema, per quanto concerne invece il calcio giocato bisognerà aspettare tutte le varie e approfondite valutazioni mediche. Però, ripeto, considerato quello che è accaduto dobbiamo tutti essere già felici così”. E’ poi arrivato l’addio di Romelu Lukaku: “L’attaccante ha manifestato il suo interesse ad accasarsi al Chelsea, non mi sono sentito tradito né sconvolto. Avevamo una lista di nomi da scegliere e quello di Edin Dzeko era il primo, ci sarebbe piaciuto arrivare anche a Dusan Vlahovic che però ritengo un gran talento e non ancora un campione, il suo prezzo era troppo elevato”. Sulla chiusura dell’ultimo bilancio dell’Inter a meno 245 milioni di euro l’ad è stato molto netto: “La pandemia di Covid - 19 ha accentuato una situazione di sofferenza che comunque era già in atto. Non si può più pensare di dipendere da quei presidenti mecenati che aprono il portafoglio per ripianare i debiti, è necessario valorizzare le risorse e contenere i costi. In ogni caso i tifosi nerazzurri possono stare tranquilli, il club esisterà sempre e rimarrà competitivo. Non sempre chi più spende vince. Il prossimo obiettivo sarò il rinnovo di Nicolò Barella che vedo bene anche come prossimo capitano dopo Samir Handandovic ”.

Marotta continua a vedere le solite note come favorite per la vittoria dello scudetto: “L’abitudine a stare in alto è un qualcosa in cui credo fermamente, ecco perché temo innanzitutto Milan e Juventus nonostante il Napoli stia facendo benissimo”. C’è stato anche il tempo di chiedere al dirigente originario di Varese qual è stato il più grande rimpianto tra le tantissime operazioni di mercato concluse: “Anni fa potevamo portare Erling Haland alla Juventus per due milioni. Purtroppo così non è stato, difficile vederlo in Italia nel futuro prossimo. Ora il nostro campionato è di passaggio, le cifre che possono spendere diversi club all’estero non sono pareggiabili”. (s.f.)


di Stefano Frigo