Boris Diaw in sala Depero
8 ottobre 2021

Boris Diaw: “Sogno un viaggio su Marte e le Olimpiadi invernali con il Senegal”

Il suo soprannome è “3D”, acronimo che sta per “tre dimensioni”, riferito alle sue capacità di essere giocatore tutto tondo. Boris Diaw, cestista francese classe ‘82 - 203 centimetri di altezza per 113 chili - in campo poteva ricoprire praticamente tutti i ruoli. Nel 2014 il suo successo più prestigioso quando con i San Antonio Spurs in cui militava anche il nostro Marco Belinelli ha vinto l’NBA dopo la serie terminata 5 - 1 contro i Miami Heat. Al termine di quei sei incontri è stato premiato anche come miglior fornitore di assist chiudendo a quota 29. Ma non è tutto dato che con la canotta della Francia si è prima messo al collo un argento agli Europei andati in scena in Lituania nel 2011, non pago due anni più tardi è salito sul gradino più alto del podio in Slovenia.

L’atleta transalpino è un personaggio a 360 gradi, da quando ha smesso con il basket giocato ama girare il mondo a bordo del suo catamarano, grande intenditore di vini e ottimo chef. Impossibile però non partire parlando di pallacanestro: “E’ stata mia mamma" - ossia Elìsabeth Riffiod, considerata uno dei migliori centri di tutti i tempi - "ad avvincermi a questa disciplina sportiva ma devo dire che mi sono immediatamente innamorato - ha spiegato Diaw”. Poi sono arrivate le prime convocazione con le giovanili della Francia: “Una scuola di vita a 360 gradi, per me vestire la maglia del mio Paese è qualcosa di unico, penso di non aver mai rifiutato una convocazione. Autunno e inverno in NBA e l’estate con i galletti”. Scelto al primo turno del draft nel 2003 dagli Atlanta Hawks, Boris è rimasto oltreoceano la bellezza di 14 anni: “Questa è una grande soddisfazione, arrivare nel campionato più importante del mondo è una cosa riuscire a confermarsi, soprattutto per un europeo è ancora più complicato. Il compagno più forte con il quale ho avuto modo di giocare è stato per distacco Steve Nash e di profili talentuosi ne ho visti tanti. Steve però suppliva alla mancanza di un fisico non propriamente esplosivo con un’intelligenza tecnico tattico indescrivibile”. Il punto più alto dell’esperienza di Diaw negli Usa è rappresentato dal quadriennio trascorso ai San Antonio Spurs. “Nel 201 perdemmo l’anello contro i Miami Heat in sette gare, non fu affatto semplice da digerire. Ricordo il primo allenamento della stagione seguente quando coach Greg Popovich come prima cosa ci vede riguardare proprio l’ultima gara per caricarci e farci capire che da lì dovevamo ripartite. Così è stato, dodici mesi ci vendicammo e superammo gli stessi Miami salendo sul tetto del mondo”. L’ala francese ha deciso di lasciare il basket quando, psiega: “Mi sono resto conto che non potevo più mantenere gli standard a cui avevo abituato tutti, bisogna essere capaci di fermarsi un momento prima dell’inizio del declino”. Di certo la sua vita, fuori dal parquet, non è affatto banale: “Amo viaggiare, sperimentare, conoscere e navigare con il mio catamarano è ciò che mi rilassa maggiormente. Recentemente sono stato in mare per 35 giorni consecutivi e vedere le scie dei delfini durante la notte è semplicemente un sogno”. Boris non smette, e probabilmente non smetterà mai, di stupire: “I miei prossimi obiettivi sono raggiungere lo spazio e magari Marte, mi accontenterei però anche di rappresentare la nazionale senegalese" visto che ha il doppio passaporto per via del padre "ai giochi invernali, sciare mi piace molto e presto verrò anche in Trentino”.

(s.f.)


di Stefano Frigo