7 ottobre 2021

Trento città della salute, l'importanza della prevenzione

Un impegno di tutta la comunità: cittadini, istituzioni, associazionismo e comitati, come il Coni, che hanno un'attenzione particolare verso la pratica sportiva. È soprattutto questo il significato della candidatura di Trento a Città della Salute, un progetto che implica una serie di azioni collettive e comportamenti individuali che possono portare a vivere non solo il capoluogo, ma tutto il territorio in modo più sano e sostenibile. Ne hanno parlato nel tardo pomeriggio di oggi nell'ambito del Festival dello sport, in un incontro moderato dal direttore dell'Adige Alberto Faustini, il sindaco di Trento e l'assessore provinciale alla salute, politiche sociali, disabilità e famiglia, assieme all'epidemiologa e funzionaria della Regione Emilia-Romagna Paola Angelini e all'esperta dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, coordinatrice delle attività OMS Europa sullo sviluppo sostenibile e la salute Bettina Menne. Presente anche il vicepresidente del CONI Trento e presidente della Federazione Medico Sportiva Paolo Crepaz e il campione Maurizio Fondriest, che ha portato la propria esperienza e alcuni spunti per accompagnare le persone di ogni età nell'attività motoria e nel mangiare sano, a chilometro zero. L'assessore alla salute della Provincia autonoma di Trento ha posto l'accento sull'importanza della prevenzione: "Viviamo una stagione che ha messo a dura prova il ruolo attivo di una comunità, ma dobbiamo continuare a confrontarci con le varie componenti che possono contribuire a realizzare una vera prevenzione: i Comuni, la scuola, il mondo dello sport. È quanto abbiamo pensato con il Piano Prevenzione 2020-2025 e con alcune azioni concrete. Come la presenza nei distributori automatici in ospedale di cibo sano e a chilometro zero: un esempio di cosa vuol dire proporre stili di vita più sani".

Il sindaco di Trento ha contribuito al confronto con alcune riflessioni, cominciando da cosa significa per la città questo obiettivo. "L'attimo vincente è quello nel quale ogni giorno facciamo scelte di salute e benessere, sono tanti i modi in cui possiamo avere una vita sana e stare in forma, a partire dalla pratica sportiva dei bambini", ha detto, ricordando che le scelte di una città devono dirigersi verso l'utilità collettiva e le buone pratiche: "Le singole buone esperienze non ci mancano, è necessario fare un patto per Trento, nel segno della comunità".

Angelini ha tracciato un quadro di quello che significa costruire una città della salute: vanno potenziate le possibilità di muoversi, cambiato il modo di lavorare, più flessibile e con maggiori servizi, migliorato il sistema dei trasporti introducendo una quota di attività fisica, ampliate le aree verdi, intervenire nella gestione dei rifiuti e migliorare la condizione delle persone con disabilità. In Italia esiste una rete di città sane che ha creato un modello di partecipazione e condivisione delle esperienze, tenendo conto che la salute ha una dimensione bio-psico-sociale.

Anche Paolo Crepaz, ricordando il concetto di salute dell'OMS non come assenza di malattia, ma come piena salute fisica, psicologica e relazionale delle persone, ha ribadito la piena disponibilità del CONI a intraprendere questo percorso, attraverso l'attività ludico-motoria e sportiva, che non si identifica con la conquista pur emozionante di medaglie, ma con il riconoscere che il movimento fa bene alle persone. In Trentino, tra l'altro, come è stato ricordato, abbiamo tanti campioni che possono essere importanti testimonial di un'attività sana a tutte le età.

Bettina Menne, sollecitata dalle domande di Alberto Faustini, ha spiegato che esiste un percorso basato su parametri, definiti anche sull'Agenda 2030, per ottenere l'attribuzione di Città della salute. Alcuni esempi positivi di altri Paesi Europei, come Copenaghen, Glasgow, Bonn, ma anche italiani come Modena, ci portano a capire che oltre alle azioni promosse dalle istituzioni è importante il comportamento delle persone. "Bastano 40 minuti al giorno di movimento per ridurre il rischio di malattie cardiovascolari, di depressione e di ansia e aumentare la socializzazione": un consiglio valido per tutte le età.


di Silvia Meacci