Il pianista e la pattinatrice, Giovanni Allevi e Carolina Kostner al Festival dello sport. Con loro la giornalista Cristina Fantoni
10 ottobre 2021

Il Maestro e la pattinatrice, che favola!

Giovanni Allevi e Carolina Kostner sono i protagonisti di un tanto affascinante quanto armonico confronto spettacolo, andato in scena al Teatro Sociale nell'evento conclusivo del quarto Festival dello Sport di Trento. C’è stato spazio per le parole, per la musica, per infinite emozioni.

Il binomio d’arte e talento composto dal musicista e dalla pattinatrice, ha dato spettacolo sul palco del Teatro Sociale. Giovanni Allevi e Carolina Kostner, intervistati dai giornalisti Franco Arturi e Cristina Fantoni, hanno raccontato la storia di una scintilla, il loro incontro, tanto particolare quanto non banale, quello tra una lama e un tasto, tra un pattino e un pianoforte. Tanta passione e tanta armonia tra chi ha saputo dare un volto nuovo alla musica classica, il Maestro, e la più grande pattinatrice italiana di tutti i tempi.

Con la melodia “Aria da Respirare”, il musicista ha ricreato con “tutto l’Amore sulle dita”, una armonia magica che ha aperto i cuori del pubblico ad accogliere sul palco la campionessa di pattinaggio. Tanta forza, infinita grazia. Carolina, atleta dal palmares ineguagliabile, talento precocissimo, straordinaria espressività artistica, che si presenta sul palco, con i suoi “tacchi” preferiti, i pattini.

Come ha spiegato il Maestro prima dell’intro, questo pezzo racconta della scintilla che ha fatto incontrare due persone, due arti, due discipline, la musica e lo sport. E’ del 2008 il sodalizio tra i due, quando la musica di Allevi accompagnò Carolina in due gare.

Il Maestro: “Vivo il dramma di un’arte, la mia, che non ha corpo. E’ solo un insieme di note su un pentagramma. Carolina è stata la prima a dare una forma visibile alla mia musica. Grazie a lei ho potuto vederla per la prima volta”.

Carolina: “Del nostro primo incontro, ricordo di tante emozioni, è stata una cosa naturale tra noi, ai tempi ero giovanissima, mi sentivo responsabile nell’accettare una sfida così alta come dare corpo alla musica di Allevi”.

Come si sono conosciuti e riconosciuti questi due straordinari personaggi? Il Maestro: “L’ho riconosciuta da un sorriso, un atto che testimonia un incontro di anime. Quando incontriamo persone speciali, lo riconosciamo attraverso un bagliore degli occhi. Quando ho visto Carolina, l’ho ringraziata anche da parte della mia musica”.

Carolina: “Per me è stato quel sentimento di semplicità tra noi, dove non era la persona al centro dell’attenzione, ma il poter dar vita ad un connubio, la gioia di fare una cosa nuova”.

Due interpreti di due linguaggi universali, musica e sport, accomunati da molti aspetti, come la determinazione, la passione, la perseveranza, la forza di volontà.

“La musica è riconosciuta come un linguaggio universale perché parla al cuore di tutti, non perché viene compresa da tutti allo stesso modo e parla all’individuo” - spiega il compositore.

Affinità, come le emozioni prima di scendere sul ghiaccio o salire sul palco.

“Ogni persona è fatta a suo modo - racconta Carolina - io ad esempio, ho bisogno di stare con me stessa, cerco di tornare alla mia motivazione. Vorrei dipingere un quadro con le mie esibizioni, ma alla fine si tratta di attimi che finiscono e questa fine ti rende grato di quel momento unico così generoso, quando regali un sorriso a chi ti guarda. In quel momento crei speranza, ispirazione e sogni”.

“Nel mondo dell’arte - afferma il Maestro - c’è un dentro che si manifesta fuori e da fuori si raccoglie energia, applausi o critiche, ma quello che conta è la spinta interiore. Silenzio, meditazione, ascolto il brusio in teatro, ma cerco la scintilla originaria e quando torno ad essere consapevole di quello che mi muove dentro, non temo più nulla. Abbiamo paura del giudizio esterno, invece dobbiamo tornare bambini. La musica aiuta ad eliminare ogni sovrastruttura e a tornare in una dimensione fanciullesca. I miei concerti si trasformano in una seduta psicoterapeutica collettiva, gli spettatori rivivono la mia stessa dinamica interiore, quando mi libero dalle paure sovrastrutture. E’ il mio desiderio ridare al mondo la stessa dinamica per ritrovare noi stessi attraverso le mie note e portare sollievo e felicità con la mia musica”.

Il successo, un talento enorme ma non senza fatica. “5% talento, 95% dedizione”. ecco il cocktail di Allevi. “Il talento è un regalo che ti fa la vita - afferma la pattinatrice - ma sei tu il responsabile. Serve fortuna e un’occasione, ma sei tu a dover aver il coraggio di raccoglierle”.

Sull’ansia da prestazione, Carolina è convinta: “Fa parte del gioco, senti che è importante per te, non la sentiresti se non ci mettessi il cuore, anche se bisogna imparare a saperla gestire”. E il Maestro aggiunge sapientemente: “Io penso negativo. Mi dico: farò un disastro e quel disastro è l’opera d’arte!”.

I momenti difficili ci sono stati per entrambi: “Davanti alle critiche, l’impatto fa male - afferma la campionessa - , quando sei giovane pensi di essere sbagliato, poi impari a essere distaccato perché sai quello che sei e che fai. Sono le sconfitte che ti danno la possibilità di fermarti e capire il cambiamento di rotta che poi ti mostrano la tua strada. E’ importante anche chi ti sta vicino e ti fa capire che le medaglie sono un privilegio enorme e che i veri problemi sono altri”.

“Essere compositori - racconta il Maestro - significa arrivare al limite di una tradizione pazzesca e sei chiamato a fare un passo dove non puoi farti condizionare dal passato. Devi raccontare qualcosa di inedito e quando ho fatto questo, è stato interpretato come un peccato di lesa maestà nei confronti dei grandi maestri. Sono stato oggetto di una gogna mediatica, di una critica feroce. Come ho fatto a sopravvivere? Avete presente l’immagine della terra fotografata dalla luna? Ecco, io immaginavo di essere seduto sulla luna e di vedere le voci delle critiche là, lontane. Venite sulla luna con me!”.


di Donatella Simoni