6 ottobre 2021

“I cinque senza”, quando il destino fa il suo gioco

Il giornalista Riccardo Crivelli modera l’incontro con i canottieri azzurri Matteo Castaldo, Matteo Lodo, Bruno Rosetti e Giuseppe Vicino. In verità, il titolo dell’appuntamento del Festival è “I cinque senza” e infatti, dei vincitori del bronzo olimpico manca Marco Costanzo. Il vero assente però, è stato Bruno Rosetti quel mattino del luglio scorso, quando fu trovato positivo al COVID a poche ore dalla gara della vita.

“I cinque senza”, titolo dell’incontro che si ispira al “quattro senza”, denominazione che in ambito sportivo si dà a un tipo di imbarcazione utilizzata per praticare il canottaggio in cui vogano quattro atleti.

Questa sera sono presenti Matteo Castaldo, Matteo Lodo, Bruno Rosetti e Giuseppe Vicino ma quel giorno, alle Olimpiadi di Tokyo, Bruno Rosetti si sveglia positivo al COVID e non può gareggiare. Verrà sostituito da Marco Costanzo che però oggi al Festival non potrà essere presente perché ammalato. All’appuntamento di Trento infatti, verrà sostituito - per comporre “I cinque senza” del titolo - dalla leggenda del nuoto italiano Massimiliano Rosolino che afferma: “Tra tutti gli sport olimpici, il canottaggio è lo sport che più vorrei praticare, perché è un po’ simile al mio, dove remando e cercando il limite, ritrovo il benessere del mio sport”.

Bruno Rosetti parla della sua brutta esperienza, l’incubo di un atleta di risultare positivo il mattino della gara più importante della vita. I compagni, da parte loro, parlano di come hanno vissuto una simile situazione.

Matteo Castaldo: “Non è stato facile, avevamo la certezza di fare la gara, ma eravamo demotivati, con la preoccupazione di ammalarci. Cambiare un uomo nel canottaggio non è come cambiarlo in una partita di calcio”.

Che esperienza non poter gareggiare per un fattore esterno! Anche Rosolino nel 2002 fu squalificato nella batteria dei 200 misti agli Europei di nuoto di Berlino per una virata a capriola: “In verità la mia situazione era diversa, ma da lì è cambiato molto nella mia carriera, è stato un fatto che ha rivoluzionato la mia vita. In comune con questi ragazzi c’è la terribile situazione di rimanere fuori dai giochi quando c’è l’energia”.

Così, in questa Olimpiade, il fato ha voluto che si ricomponesse lo stesso equipaggio che nel 2015 vinse i Mondiali. Giuseppe Vicino, il capo voga che dà il ritmo: “All’inizio è stata una tragedia, non sapevamo cosa fare. Quando ho visto Marco, ho “eliminato” Bruno ed è stato come se ci fossimo allenati sempre insieme. Poi è stata una corsa contro il tempo per preparare il nuovo equipaggio”.

Matteo Lodo: “Dopo la notizia che Bruno non poteva corre, l’importante erano i risultati su di noi che per fortuna erano negativi. Dopo questo, l’unica cosa importante era la barca e la nuova barca era con Marco. Dovevamo fare solo del nostro meglio! Abbiamo dovuto trasformare l’amarezza in grinta”.

Per i quattro del bronzo non ci sarà l’anno “cuscinetto” post olimpico che solitamente è un periodo di scarico. L’anno prossimo infatti, dovranno essere già formate le barche per la prossima Olimpiade.

L’Olimpiade resta un’impresa straordinaria con tutto quello che c’è stato quel giorno, dalla colazione in poi, anche se per i quattro: “Non è stata una medaglia di bronzo conquistata ma una medaglia d’oro persa”. Tra i ragazzi del canottaggio azzurro rimane un po’ di amarezza ed un pizzico di rabbia dalle quali potrà nascere qualcosa, ad esempio, una nuova, straordinaria impresa.


di Donatella Simoni